Motoclub Eagles Team

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Già negli anni 50 in U.S.A. nascevano i primi Hot Road ed i primi Chopper, mezzi particolari, frutto delle fantasie dei proprietari che si sbizzarrivano a variare assetti, aumentare le dimensioni dei pneumatici posteriori, ridurre quelle dei pneumatici anteriori, allungare forcelle e telai, potenziare i motori e dotare questi mezzi accessori personalizzati e a dir poco stravaganti. Parlare di “Drag Racing” sembra molto semplice: è quella disciplina motoristica che vede impegnate auto e moto in gare di accelerazione.

Il concetto sostanziale è abbastanza elementare: percorrere una certa distanza nel più breve tempo possibile partendo da fermo. Il tutto dopo aver scaldato l’enorme pneumatico posteriore (dalla forma quasi rettangolare) con un fumossissimo “burn-out”, cioè la manovra che consiste nel far girare la ruota il più velocemente possibile per dar modo al pneumatico stesso di raggiungere la temperatura corretta e ottenere un maggior attrito con l’asfalto nello stacco di partenza.

In realtà, per chi corre su queste moto in categoria “pro stock bike” non è poi così semplice: è una sfida che si consuma in 7 secondi lungo il cosiddetto quarto di miglio con una velocità di uscita di ca. 300 Km/h…è qualcosa di veramente impressionante considerando l’insieme di dettagli tecnici e umani che sono in gioco.Vengono raggiunti i 0/100 Km/h. in un secondo, il pilota sa bene che in quel momento si gioca la buona riuscita della gara. La differenza in pista la si fa al momento dello stacco, la mossa successiva è quella di lanciarsi alla massima velocità fino alla fine della pista.

Un pilota, cosiddetto “drag bike”, sà che l’esito della gara dipende:ß Per il 90% dal “set up” antecedente la performance e la conoscenza del mezzo ß Per il 10% in quello che avviene allo scattare del semaforoSi tratta quindi di potenti “dragster” su due ruote equipaggiati con propulsori in grado di sviluppare potenze impressionanti. La parola “dragster” vi ricorda qualcosa? Infatti! Il “Drag Racing” o gare di accelerazione, è nato negli Stati Uniti all’inizio degli anni ’40 quando giovani “teenager” si sfidavano allo scattare del semaforo lungo le strade poco trafficate (“drag”) spesso sotto gli occhi della polizia che con ogni mezzo tentava invano di reprimerle.

Velocemente le competizioni accolsero centinaia di piloti ma soprattutto un enorme volume di pubblico, visto che si tratta di uno sport altamente spettacolare soprattutto per chi guarda.

E’ in questo momento che le autorità americane decisero di regolarizzare le gare assegnando degli spazi più sicuri come vecchie zone aeroportuali in disuso della seconda guerra mondiale.

Il 2 luglio 1950 è una data storica, hanno inizio le competizioni legalizzate. Oggi l’ambiente delle gare sia in America che nel nord Europa si è molto evoluto. Il “Drag Racing” è seguito negli U.S.A. come sport nazionale al pari del baseball con al seguito almeno 150.000 spettatori.

L’anno scorso il Campionato Europeo di Drag Racing ha visto il gareggiare di piloti suddivisi in 8 categorie per 6 gare svolte in 5 paesi: Inghiterra, Svezia, Norvegia, Finlandia e Germania (l’Italia si stà adoperando per far parte del circuito europeo con grossi progetti che prevedono la nascita di strutture ad hoc per questa disciplina. L’Europa ci vuole per diventare il futuro dell’Europa che corre). Ciascuna gara era seguita da ca. 40.000 spettatori, di cui fanno parte intere famiglie che apprezzano questo sport in crescita.

Anche il livello tecnico delle moto è cresciuto molto negli ultimi anni. Le piste sono più sicure grazie alla particolare mescola da cui è composto l’asfalto e alle protezioni situate attorno alla stessa. L’incidente durante una gara di accelerazione può essere causato solo da un guasto meccanico.